Comprendo l’imbarazzo della maggioranza che, evidentemente, ha preferito tacere su quanto accaduto nonostante in Consiglio regionale siedano rappresentanti che rivestono incarichi di primo piano in materia di politiche in favore delle persone con disabilità.
In effetti c’è da rabbrividire solo all’idea che ancora oggi, in una società moderna e democratica, qualcuno possa pensare di proporre classi separate per alunni disabili. E invece è accaduto davvero, non in Italia ma in Germania, dove Björn Höcke, leader della destra radicale tedesca dell’Afd in Turingia, se n’è uscito durante un’intervista affermando che i soggetti con disabilità peserebbero sul rendimento degli altri studenti e che l’inclusione è uno dei “progetti ideologici” del sistema educativo tedesco da rimuovere.
Sottolineo che il mio dissenso non è dovuto solo alla mia distanza ideologica dalla destra sovranista – è evidente che i valori che animano la mia attività politica sono da sempre orientati all’uguaglianza e alla solidarietà, al dialogo piuttosto che alla forza – ma esprime la posizione di chi, prima di occuparsi della cosa pubblica, ha scelto di lavorare nel mondo della scuola e di farlo come insegnante di sostegno.
Ricordo che dai primi anni del ‘900 in Italia si è aperta una profonda riflessione sull’integrazione degli studenti disabili nelle scuole, un percorso certamente non privo di difficoltà che ha portato all’eliminazione delle scuole speciali e delle classi differenziali e alla promozione di leggi come la 104/1992, caposaldo nella promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità.
Tutto possiamo permetterci tranne che tornare indietro.
Dobbiamo preoccuparci per gli effetti delle folli parole di Höcke nel nostro Paese?
C’è almeno di che riflettere, considerando che il prossimo anno si vota per le Europee e che la Lega del nostro ministro Matteo Salvini in Europa fa parte di Identità e democrazia, lo stesso gruppo al quale aderisce anche l’AFD, di cui Hocke è uno dei maggiori esponenti. E considerando, anche, che l’Europa è ancora un insieme di Paesi eterogenei tra loro, con un processo di integrazione complesso e con un senso di appartenenza che richiede di essere rafforzato.
In questo scenario anche la questione del miglioramento del sistema scolastico, da sempre centrale nelle agende europee di riforma, va affrontata con delicatezza e di certo la “ghettizzazione” degli studenti con disabilità, che rimanda a periodi bui per il nostro continente, va nella direzione opposta rispetto a un processo che, come sancito con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, deve promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà da parte di tali persone.
Mi sarei aspettata che anche i miei colleghi della maggioranza avessero ribadito che tali valori sono impliciti nel Dna del nostro Paese e della nostra regione.
